La scuola del futuro -1

Prima di dire della scuola, vorrei fare una rapida premessa sulla democrazia e questo mondo di domani. Secondo me, c’è e ci sarà, e sarà sempre più evidente un contrasto. Noi sappiamo bene che, da secoli, si è sempre più resa evidente questa tendenza a comprendere tutti, ad interessarci di tutti, ed una tappa importante di questo sviluppo, è stato il momento in cui Giovani Huss, disse, — e morì per questo, — che la Comunione eucaristica andava data al popolo non solo come pane ma anche come vino, appunto perché aveva questa tensione di apertura a tutti. Noi sappiamo bene che stiamo arrivando in questi decenni al massimo, cioè si è raggiunto di diritto e di fatto l’orizzonte di tutti. Ma qui sorge una differenza, che può essere anche un contrasto. Cioè secondo alcuni basta diffondere, dare, porgere, agli altri, divulgare alcune cose, alcuni usi, rimanendo ben fermo un centro preminente, e potente e autorevole sul resto; secondo altri, l’aver toccato tutti influisce sul modo di intendere il centro stesso, e bisogna fare una trasformazione generale di tutto, appunto perché siamo arrivati al massimo orizzonte. Il contrasto è avvenuto, per esempio, nell’antichità, tra un’impostazione di tipo ciceroniano, quello che Cicerone pensa per la sua civiltà, e quello che rappresentano invece i Vangeli e le Lettere paoline. Sono appunto le due direzioni diverse. Il nucleo direttivo può allargarsi, cercare di interessare tutti, ma tiene fermo il potere e impedisce o riduce di molto il controllo da parte dei tutti. Se vogliamo vedere un aspetto di questo oggi (che possiamo vedere il contrasto di una posizione di tipo americano, che esalta come perfetto il modo americano di vivere è molto importante appunto per il domani, per il futuro), e cerca di insegnarlo, propagarlo, difenderlo con tutte le armi, in modo che arrivi, sì, a tutti, ma non mutando il sé stesso, perché viene ritenuto perfetto. All’opposto c’è quello che sta crescendo sempre di più: una dinamica posizione non-violenta, decentrata al massimo, che sollecita tutte le forze del mondo e dal basso e periferiche, affermando un estremo decentramento, affermando una rivoluzione permanente aperta, che ha il vantaggio di non distruggere gli avversari, perché svolgendosi con le tecniche del metodo non-violento, cambia continuamente la società dal basso, la fa progredire, senza macchiare di sangue le case e le strade. Questo contrasto ha, secondo me, un grande significato, tanto che essendo fatto all’insegna che tutto deve venire da tutti, e tutto deve essere fatto con tutti e per tutti,potremmo anche considerare la democrazia come un tramite verso qualche cosa di diverso, che amerei chiamare « omnicrazia ». Con la differenza — insisto — che mentre l’altro modo, diremo così autorizzato, o neo-imperialistico o neo-capitalistico, si preoccupa, sì, di dare alcune fruizioni agli altri, ma tiene bene nelle sue mani il potere e non dividerà mai omnicraticamente il controllo; una posizione di questo genere invece utilizza progressivamente, continuamente tutte le forze dal basso. Da questo punto di vista io vorrei considerare le nostre rivendicazioni democratiche, come un tramite, anche per la scuola, verso ulteriori posizioni di carattere omnicratico.

(1-)

(Aldo Capitini, tavola rotonda “Scuola e democrazia,” in Pietro Prini (cur.) Verso la scuola del futuro, Roma, edizioni Abete, 1969, pp. 368-373. Incontri internazionali di Perugia, Il mondo di domani, 2-6 aprile 1966)

Annunci