La scuola del futuro – 3

Tra le esemplificazioni che espongo brevemente:
-L’atteggiamento., degli insegnanti. Secondo me, in una scuola diversa dall’attuale, l’insegnante deve stare come partisse da zero; la scuola è dialogo, e l’insegnante vi guadagna la sua autorità non perché egli èl’insegnante, ma mostrandola continuamente nella capacità che egli ha di suggerire, di risolvere situazioni, cioè di aiutare la comunità scolastica.
-Inoltre davanti al crescere del materiale informativo, che nella scuola non può penetrare, perché altrimenti dovremmo moltiplicare le ore, e già sono molte, si pone giustamente il problema che la scuola dia posto ad interpretazioni, che formi capacità critiche, che dia appunto orientamenti; e le notizie poi lo studente se le trova da sé. Faccio un esempio semplice, ma si può estendere:dobbiamo studiare la storia dell’arte; ma come è possibile studiare la storia dell’arte, soltanto quella italiana, soltanto quella occidentale? Studieremo piuttosto i criteri — per esempio il « Saper vedere » di Matteo Marangoni —quei criteri che ci possono servire per illuminarci, per poter orientarci. Poi ognuno può accrescere le sue conoscenze quantitativamente; l’importante è che l’insegnante metta in grado gli altri di giudicare, di orientarsi nel giudizio. E quindi la scuola dovrebbe dare contesti di notizie, di carattere generale, anche in filosofia: un ragazzo sappia che è esistito Platone, Aristotele,Socrate, ma studi certi punti e sviluppi soprattutto queste capacità di giudizio, che restano aperte alla raccolta di materiali da tante parti, che si può fare nella scuola e fuori; in quanto si pensa oramai che la scuola debba essere semplicemente una preparazione per domani, cioè una preparazione non solo per il lavoro, ma per il tempo libero di domani.
Uno dovrebbe avere imparato a scuola, in una scuola dì questo genere, aperta sul serio, ad usare il suo tempo libero, per esempio a sapere quali sono i valori da approfondire, i valori per cui vale la pena di vivere e di morire; a sviluppare la voglia di leggere, a formarsi un orientamento filosofico, un criterio d’arte ed altre cose.
-E anche in questo orizzonte, tenendo sempre presente un orizzonte omnicratico che trasforma anche il centro, dovrebbe mutare l’educazione civica; che è male insegnare come una serie di obbedienze, mentre dovrebbe essere indicata come un elenco di modi di partecipazione per la trasformazione continua della società;quindi — vengo ad un tema a me caro, perché da trentacinque anni rivendico l’importanza del metodo non-violento, — anche le tecniche del metodo non-violento che possono trasformare la società, senza uccidere i nostri avversari, anzi amandoli.
-Ed ancora, l’utilizzazione di tutti gli elementi culturali, che può essere fatta nella scuola, e il costituire sempre autogoverni all’interno, addestrando tutti per questo.
-Un esempio che per me ha un valore concreto ed anche simbolico: la musica; la musica che dovrebbe essere al centro, io direi, non solo della scuola, ma anche della società, e da tutti conosciuta. Perché la musica è proprio l’esempio più illuminante di una cosa che può avere un valore accessibile a tutti,comprensibile da tutti e di tutte le razze, e nello stesso tempo di altissimo valore. Per me la musica può essere vissuta proprio come un caso culminante,liturgico di compresenza. Noi possiamo sentire che la musica scaturisce non dal musicista, non dai musicanti, ma dall’animo di tutti. Tutti compresenti alla musica. La musica quindi è importante.
-Anche l’architettura, da un punto di vista di questo genere, cioè omnicratico,va vista diversamente. Ecco la grandezza di San Francesco che voleva le chiese piccole; non è la bella chiesa di ora ad Assisi, che non è stata fatta da San Francesco, perché è stata fatta per un santo. L’architettura auspicabile in questo caso, è un’architettura direi aperta, che sente presente tutti, quindi è un’architettura piccola, non è certo un’architettura di tipo barocco, che è fatta senza sentire la presenza degli altri. E San Francesco voleva le chiese piccole, perché la modestia accomuna tutti.
-Tra le tante esemplificazioni per una scuola di questo genere, rientra anche il rallentamento del ritmo, per la preminenza che deve avere il rapporto con gli altri. E quindi faccio le mie riserve sull’accrescimento scientifico, messo alprimo piano, nella scuola di oggi o, se volete, nella scuola di domani. Noi dobbiamo rallentare il ritmo per capire il valore del tu, il valore di accomunarsi con gli altri esseri, che non sono « motori »!
-Un altro esempio: la necessità di una lingua universale, cioè di un’educazione bilingue, che del resto in tempi culminanti, religiosi, pensate a San Paolo,pensate a San Francesco, esisteva; tanto più che in Italia si sta superando il dialetto e quindi oltre alla nostra, possiamo usare sempre una lingua internazionale comune.
-Infine direi che dobbiamo anche far sentire, se vogliamo che veramente la scuola sia di tutti, questa sete di liberazione, di trasformazione della realtà attuale, in una realtà che veramente sia di tutti, che non lasci fuori nessuno,e quindi l’educazione può anche essere veramente un atto verso una realtà libera dai limiti di questa realtà. Una realtà liberata che ha come suoi antesignani proprio i fanciulli. E con apertura a loro, noi dobbiamo dare i valori che possiamo, ma dovremmo avere l’umiltà di pensare che loro siano capaci di fare sintesi migliori di noi. Essi saranno qualche cosa di più di noi. Questa è secondo me la vera educazione.

(Aldo Capitini, tavola rotonda “Scuola e democrazia,” in Pietro Prini (cur.) Verso la scuola del futuro, Roma, edizioni Abete, 1969, pp. 368-373. Incontri internazionali di Perugia, Il mondo di domani, 2-6 aprile 1966)

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Capitini e l’antifascismo: resistenza e nonviolenza

Biblioteca comunale San Matteo degli Armeni Via Monteripido 2 Perugia

sabato 7 marzo 2015 ore 10

CAPITINI E L’ANTIFASCISMO

Resistenza e nonviolenza

Incontro con

Avv. Francesco Innamorati, partigiano, presidente onorario ANPI comitato provinciale di Perugia

Prof. Claudio Francescaglia, Fondazione centro studi Aldo Capitini

Prof. Mario Martini, Fondazione centro studi Aldo Capitini

A cura di ANPI sezione di Perugia Bonfigli Tomović; Fondazione centro studi Aldo Capitini

Ingresso libero

La scuola del futuro – 2

Le rivendicazioni che noi già facciamo e che abbiamo fatto lungo anni e decenni, naturalmente riguardano il progresso nella scuola, cioè la sua maggiore indipendenza dai legami, dalle imposizioni burocratiche e centralistiche, che arrivano ad assurdi che, se mai, posso in discussione ben testimoniare; lo sviluppo della scuola pubblica la quale ha sulla scuola confessionale il privilegio di mettere insieme diversi: protestanti, cattolici, ebrei, poveri, ricchi, e soprattutto persone che vengono da famiglie di ideologie e condizioni varie, e quindi abitua al dialogo. Il fatto di costituire programmi aperti in cui si possa deliberare su certi argomenti, anno per anno da mutare. Soprattutto l’organizzazione comunitaria nelle scuole stesse, con organi di discussione, insomma quella certa autonomia e democrazia che rivendichiamo da tanto tempo e che, secondo me, potrebbe essere introdotta anche senza fare una riforma strutturale e di colpo dall’oggi al domani, ma smaltita via via, in modo da dare a tutta la scuola quella autonomia e quella responsabilità che noi vogliamo e che è necessaria per passare alla scuola di domani. Fra l’altro, molte volte si tratta di riforme senza spese e che non sono fatte perché il centro autoritario e burocratico non vuole mollare i suoi poteri proprio a tutti.
Ma oltre questo, si può esemplificare, e riprendendo anche alcuni temi molto interessanti trattati in questo convegno,si può vedere come veramente da questo « tramite » si possa arrivare ad una scuola che viva, respiri questa atmosfera omnicratica, questa ispirazione continua a sentir presenti tutti; questi tutti, questa parola che io sento con la stessa reverenza che ispira la parola « Dio »: « tutti »; una parola infinita perché può arrivare a comprendere non solo noi che studiamo, ma anche coloro che non studiano e non possono studiare, che stanno nei loro letti di sofferenza, anche coloro che hanno in questo momento la testa malata, anche i lontani, anche i morti; pensate: è una parola immensamente religiosa.

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(Aldo Capitini, tavola rotonda “Scuola e democrazia,” in Pietro Prini (cur.) Verso la scuola del futuro, Roma, edizioni Abete, 1969, pp. 368-373. Incontri internazionali di Perugia, Il mondo di domani, 2-6 aprile 1966)

La scuola del futuro -1

Prima di dire della scuola, vorrei fare una rapida premessa sulla democrazia e questo mondo di domani. Secondo me, c’è e ci sarà, e sarà sempre più evidente un contrasto. Noi sappiamo bene che, da secoli, si è sempre più resa evidente questa tendenza a comprendere tutti, ad interessarci di tutti, ed una tappa importante di questo sviluppo, è stato il momento in cui Giovani Huss, disse, — e morì per questo, — che la Comunione eucaristica andava data al popolo non solo come pane ma anche come vino, appunto perché aveva questa tensione di apertura a tutti. Noi sappiamo bene che stiamo arrivando in questi decenni al massimo, cioè si è raggiunto di diritto e di fatto l’orizzonte di tutti. Ma qui sorge una differenza, che può essere anche un contrasto. Cioè secondo alcuni basta diffondere, dare, porgere, agli altri, divulgare alcune cose, alcuni usi, rimanendo ben fermo un centro preminente, e potente e autorevole sul resto; secondo altri, l’aver toccato tutti influisce sul modo di intendere il centro stesso, e bisogna fare una trasformazione generale di tutto, appunto perché siamo arrivati al massimo orizzonte. Il contrasto è avvenuto, per esempio, nell’antichità, tra un’impostazione di tipo ciceroniano, quello che Cicerone pensa per la sua civiltà, e quello che rappresentano invece i Vangeli e le Lettere paoline. Sono appunto le due direzioni diverse. Il nucleo direttivo può allargarsi, cercare di interessare tutti, ma tiene fermo il potere e impedisce o riduce di molto il controllo da parte dei tutti. Se vogliamo vedere un aspetto di questo oggi (che possiamo vedere il contrasto di una posizione di tipo americano, che esalta come perfetto il modo americano di vivere è molto importante appunto per il domani, per il futuro), e cerca di insegnarlo, propagarlo, difenderlo con tutte le armi, in modo che arrivi, sì, a tutti, ma non mutando il sé stesso, perché viene ritenuto perfetto. All’opposto c’è quello che sta crescendo sempre di più: una dinamica posizione non-violenta, decentrata al massimo, che sollecita tutte le forze del mondo e dal basso e periferiche, affermando un estremo decentramento, affermando una rivoluzione permanente aperta, che ha il vantaggio di non distruggere gli avversari, perché svolgendosi con le tecniche del metodo non-violento, cambia continuamente la società dal basso, la fa progredire, senza macchiare di sangue le case e le strade. Questo contrasto ha, secondo me, un grande significato, tanto che essendo fatto all’insegna che tutto deve venire da tutti, e tutto deve essere fatto con tutti e per tutti,potremmo anche considerare la democrazia come un tramite verso qualche cosa di diverso, che amerei chiamare « omnicrazia ». Con la differenza — insisto — che mentre l’altro modo, diremo così autorizzato, o neo-imperialistico o neo-capitalistico, si preoccupa, sì, di dare alcune fruizioni agli altri, ma tiene bene nelle sue mani il potere e non dividerà mai omnicraticamente il controllo; una posizione di questo genere invece utilizza progressivamente, continuamente tutte le forze dal basso. Da questo punto di vista io vorrei considerare le nostre rivendicazioni democratiche, come un tramite, anche per la scuola, verso ulteriori posizioni di carattere omnicratico.

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(Aldo Capitini, tavola rotonda “Scuola e democrazia,” in Pietro Prini (cur.) Verso la scuola del futuro, Roma, edizioni Abete, 1969, pp. 368-373. Incontri internazionali di Perugia, Il mondo di domani, 2-6 aprile 1966)